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Amo in te l'impossibile, ma non la disperazione (Nazim Hikmet)


Diario


18 dicembre 2006

Chi tace acconsente

Come ho scritto nella risposta a un msg di precarityblog, la cosa che più mi ferisce del dibattito di questi ultimi giorni, innescato dalle dimissioni di Aurelio Mancuso dai Ds e dalle nostre prese di posizione rispetto alle dichiarazioni di Fassino sulle coppie gay, è il silenzio assordante del partito.
A parte Mercedes Bresso, tante telefonate private, ma nessuna dichiarazione pubblica di sostegno alle ragioni di Aurelio o nostre (che poi sono le stesse). Da nessuna parte, nè dalla maggioranza, nè dalle minoranze. Dov'è Angius? Dov'è Mussi? Dove sono finiti i laici della maggioranza?
Anzi, oggi sull'Unità è pure uscito un primo esempio di disinformatia staliniana: un articolo di Stefano Passigli (un tempo addirittura alfiere di un'ipotetica "mozione laica" al prossimo congresso Ds..pensa te!!) che difende Fassino e accusa l'ala oltranzista del movimento gay, come Mancuso e Vattimo che proponendo le adozioni (ma de che? ma quando mai!!) renderanno impossibile anche ottenere i Pacs. Vi consiglio di leggere questa perla di stronzate e mi auguro vivamente che qualcuno gli risponda, possibilmente non sempre noi.


Prima di tutto, libertà di coscienza

Stefano Passigli

La vicenda dei Pacs agita da troppo tempo la nostra vita politica perché non si cerchi di fare un po’ di chiarezza prima che essa divenga sul piano parlamentare un serio motivo di debolezza per il governo e un ulteriore grave ostacolo sulla via già così difficile del progettato Partito Democratico. Vale la pena sottolineare in primo luogo che le difficoltà nascono dalla volontà di estendere alla coppie omosessuali norme che per le coppie di fatto eterosessuali o sono già parte del nostro ordinamento, o non dovrebbero incontrare difficoltà alcuna alla loro introduzione e applicazione anche da parte del mondo cattolico più conservatore. Non solo, infatti, il nostro diritto di famiglia riconosce piena parità di diritti ai figli naturali rispetto ai figli nati in seno al matrimonio, ma anche in sede giurisprudenziale si è assistito a una crescente tendenza a riconoscere ai conviventi alcuni diritti tipici dei coniugi. Tendenza che attende a fini di chiarezza e sistematicità solo il pieno riconoscimento legislativo di un fenomeno - quello delle coppie di fatto - oramai parte del nostro costume sociale e che comprende non solo la convivenza, ma anche sempre più spesso l’avere figli assieme o la possibilità di adottarne.
L’estensione ai membri di coppie omosessuali di alcuni dei diritti sempre più riconosciuti dalla giurisprudenza alle coppie di fatto eterosessuali non sembra destare particolari obiezioni nella maggioranza dei parlamentari. Se a questo mirassero quanti da tempo si battono per una legislazione sui Pacs si potrebbe ben sperare in una rapida adozione trasversale di una legge in tal senso. Ma l’ala più oltranzista del movimento gay insiste per ottenere anche qualcosa di ben diverso dalla estensione ai membri di coppie omosessuali dei diritti acquisiti o in via di acquisizione dalle coppie di fatto eterosessuali: il riconoscimento alle coppie omosessuali del diritto di adozione.
È appena il caso di notare che qui si compie un salto di dimensione qualitativa: dalla sfera del diritto di due adulti di vedere riconosciuta e tutelata nel tempo la loro dimensione affettiva di coppia, si entra nella sfera in cui è in giuoco il diritto di un terzo soggetto - il bambino adottando - a vedere tutelato dall’ordinamento il suo diritto a crescere in una «famiglia» ove siano presenti ruoli consolidati non solo dalla natura ma anche socialmente quali quelli di «padre» e «madre». Né vale, in una situazione in cui la domanda di adozioni supera largamente l’offerta di adottandi, l’osservazione assai rozza di Vattimo che crescere in una coppia omosessuale è pur sempre meglio che crescere in un orfanotrofio. Da laico quale da sempre sono, trovo perciò del tutto corretta la posizione assunta da Piero Fassino circa il divieto di adozione da parte di coppie omosessuali. E sempre da laico, trovo particolarmente riprovevole chi si accinge a una impropria campagna di pressione minacciando dimissioni e chiedendo a un partito politico di assumere una posizione univoca su di una questione eticamente sensibile laddove è invece necessario che un partito riconosca piena libertà di coscienza ai suoi militanti e di voto ai suoi parlamentari. Solo su di una simile libertà - cuore di una visione laica dell’impegno politico - si potrà sperare di giungere ad una rapida soluzione legislativa del problema dei Pacs. E solo così - aggiungo - si potrà sperare di non porre un macigno insormontabile sulla via già così problematica del Partito Democratico.




permalink | inviato da il 18/12/2006 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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ex assessore sistemi educativi Ivrea, ex portavoce nazionale GAYLEFT, ex componente Commissione per il Manifesto dei Valori del PD, per ora ancora componente segreteria regionale PD Piemonte (finchè non mi cacciano)

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