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Amo in te l'impossibile, ma non la disperazione (Nazim Hikmet)


Diario


31 ottobre 2008

GAY. BENEDINO(PD): BINETTI INCOMPATIBILE CON STATUTO DEL PARTITO

GAY. BENEDINO(PD): BINETTI INCOMPATIBILE CON STATUTO DEL PARTITO


(DIRE) Roma, 31 ott. - "Le dichiarazioni rilasciate da Paola Binetti al 'Corriere della Sera' sono in totale contraddizione con i principi stabiliti da Statuto nazionale, codice etico e manifesto dei valori del Partito democratico e rendono, a mio parere, incompatibile la presenza della suddetta deputata tra le fila del Pd". Lo afferma Andrea Benedino, componente dell'assemblea costituente nazionale del Pd.
"Per questi motivi- sottolinea- ho indirizzato un ricorso formale alla commissione di Garanzia, ai sensi dell'art.41 dello Statuto, richiedendo che vengano assunte al piu' presto tutte le piu' opportune decisioni del caso". Benedino chiede quindi "a tutti i democratici che hanno a cuore le ragioni per cui abbiamo costruito questo partito, di prendere posizione e di non tacere di fronte a parole di questa gravita' che non fanno altro che fomentare pericolosi pregiudizi e discriminazioni nei confronti dei cittadini omosessuali di questo paese". Il rischio, conclude Benedino, "in assenza di una ferma condanna da parte del partito" e' quello "di trasformare in carta straccia tutte le regole che ci siamo dati un anno fa per fondare un partito nuovo".




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31 ottobre 2008

Lo spottone di Obama




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26 ottobre 2008

25 ottobre/4 novembre

Ieri sono stato a Roma a salvare l'Italia (come diceva lo slogan della manifestazione) assieme ad altri 2.499.999 persone. E' stata una manifestazione imponente, di popolo e quel che mi auguro è che possa essere capita dai dirigenti del PD e non solo interpretata da ciascuno a proprio piacimento. Io ho sfilato con lo striscione "STOP OMOFOBIA", assieme a tante amiche ed amici. Mi ha emozionato tornare a sfilare in una manifestazione del PD assieme a Franco Grillini e ad Aurelio Mancuso e spero che ciò possa significare (almeno in parte), la fine di una diaspora che in questi ultimi anni ha prodotto solo macerie. 




La visione del Circo Massimo stracolmo di gente, poi, è stata un'emozione indescrivibile. Sarà che sono giunto a questa manifestazione con una discreta dose di scetticismo, ma ricredersi fa sempre un gran piacere in questi casi. Per dirla alla Staino (vedi la sua vignetta oggi sull'Unità) "Cribbio, l'Italia si è davvero rialzata!!"



Da ultimo, vi segnalo che sono entrato in uno stato di ansia permanente che non cesserà prima del 4 novembre, giorno in cui si conoscerà l'esito delle elezioni presidenziali americane. Per rilassarmi un po', continuo a seguire le avventure di Sarah Palin/Tina Fey al Saturday Night Live..questa volta alle prese con un imbarazzante endorsement..





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15 ottobre 2008

"Non voterò per mia suocera" si confessa il baby-genero Palin




da Repubblica di oggi 

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - Il ragazzo che si è trovato in una storia più grande di lui, che centinaia di telecamere inquadravano alla Convention repubblicana, ora ha abbandonato la scuola ed è finito a fare l´apprendista elettricista in un campo petrolifero in mezzo ai ghiacci del North Slope. Levi Johnston è il giocatore di hockey diciottenne che Sarah Palin ha presentato agli americani come futuro sposo di sua figlia Bristol. Tutti li hanno visti e fotografati mentre si tenevano per mano, mentre John McCain accarezzava il pancione di lei e per giorni hanno occupato le copertine dei settimanali popolari.
Poi Levi è sparito. «La campagna di McCain mi ha detto di evitare i giornalisti», racconta a un reporter dell´Associated Press che lo ha intercettato di fronte alla porta della casa della sua famiglia, a Wasilla, mentre partiva per il suo nuovo lavoro.
Così si scopre che dietro i lustrini della campagna elettorale la realtà è ben diversa: Levi, che sta per diventare papà, non si è iscritto all´ultimo anno del liceo ma è andato a cercarsi un lavoro nel nord dell´Alaska, e tornerà a casa solo quando nascerà il figlio il 18 di dicembre. Si mostra contento - «Sarà un maschio: non vedo l´ora di portarlo a caccia e pesca, lo porterò in ogni posto con me» - ma spiega che la data delle nozze è stata spostata all´estate prossima. Si racconta che Sarah Palin avesse cercato di convincerli a un frettoloso matrimonio riparatore prima della Convention di St. Paul, poi pubblicamente avevano dovuto annunciare che le nozze sarebbero state imminenti, ora si capisce che faceva tutto parte del copione della campagna elettorale, che aveva bisogno di rassicurare conservatori e benpensanti.
Rinviare tutto di dodici mesi è come dire: vediamo come vanno le elezioni e poi liberamente decideremo se sposarci o no. «Non è vero che ci hanno forzato - ci tiene a dire Levi - ci amiamo e ci vogliamo davvero sposare. Stiamo insieme dal primo anno del liceo». Poi per rassicurare dice che ha scelto i testimoni, che saranno due compagni della sua ex squadra di hockey del liceo.
Sull´anulare sinistro ha il tatuaggio con il nome Bristol: «L´ho fatto - spiega - dopo aver perso l´anello di fidanzamento che lei mi aveva regalato, l´ho perso mentre andavo a caccia di caribù».
Alla fine il giornalista gli chiede per chi voterà e si capisce perché gli uomini di McCain gli abbiano suggerito di sparire in mezzo ai ghiacci: Levi non si è iscritto in tempo alle liste elettorali e non potrà andare alle urne. Ma non solo: «Spero che Sarah vinca, sarà mia suocera quindi non posso che augurarmi che vinca, ma a dire la verità non sono un esperto di politica. Non so niente di Barack Obama ma mi sembra un bravo ragazzo, mi piace».
(m. cal.)




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12 ottobre 2008

Torino for Obama




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7 ottobre 2008

Il fascino discreto dell'incompetenza

Vi segnalo questo articolo di Luca Sofri dall'Unità di oggi, a proposito di Sarah Palin e delle nostre Sarah Palin nostrane (e nostrani). Ma dove andremo a finire??




di Luca Sofri (dall'Unità di oggi)


Elitismo. Elitismo. Elitismo. Intanto bisogna cominciare a fare i conti con la parola, e abituarsi. Elitismo. È una brutta parola, ma non lo è. È un concetto politico e culturale, niente di cui vergognarsi. Elitismo. Ripetetela a mente mentre vediamo perché è dilagata nel dibattito politico americano, e perché bisognerebbe avere il coraggio di discuterne anche da noi.
È dilagata per via del successo del suo contrario, che gli americani hanno chiamato antielitismo. L’antielitismo, sommariamente, è quella ormai solida consuetudine per cui riteniamo più adatte a ruoli di potere e gestione della cosa pubblica persone che non ne abbiano competenze particolari o superiori alla media, ma che invece siano cittadini «come gli altri».
Persone “normali”, piuttosto che persone “speciali”. Il caso più eclatante, e che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di molti commentatori statunitensi, è quello di Sarah Palin. Sarah Palin è andata fortissimo nelle prime settimane della sua candidatura - ora un po’ meno, che il gioco si sta facendo duro -, e di questo bisogna farsi una ragione, invece che sghignazzare dei suoi inciampi e poi ride bene chi ride ultimo. Sarah Palin è andata fortissimo per le ragioni per cui i repubblicani hanno deciso di investire su di lei, e che lei ha cavalcato da subito: sono una donna, sono una mamma, sono una come voi, vado a fare la spesa, vado a caccia, e come voi non ho un pensiero raffinato o esperto sulle cose del mondo. Ma se mi devo occupare della nuova guerra fredda, beh, da casa mia si vede la Russia, nelle giornate limpide. So di cosa parliamo.
Fa ridere, già. Ma tutto questo non è niente di nuovo. Già di Bush fu esaltata a suo tempo la sua capacità di “parlar chiaro”, e le mille gaffes di incompetenza elencate dai suoi critici in questi anni non gli hanno fatto nemmeno il solletico.
La politica americana ha insomma capito che l’antielitismo ha attecchito solidamente nei cuori degli elettori, e ha scelto di seguirne la corrente, proficuamente: Bush è stato persidente per otto anni, Sarah Palin alla fine porterà più voti di Joe Biden, piaccia o no.
Naturalmente è facilissimo trovare esempi simili di successi politici anche da noi: a cominciare dal caso di Di Pietro, del suo popolare modo di esprimersi e del suo trattore (che si suppone essere l’esperienza che gli permette di occuparsi poi di Alitalia).
Per proseguire con tutto il repertorio umano campestre e da bar della Lega, con il capitolo a parte del pappagallismo berlusconiano, fino ad arrivare agli imbarazzanti tentativi di imitazione di gente di tutt’altro rango: come quando Fassino andò al programma di Maria De Filippi, “tra la gente”. È vero che la vicinanza al popolo è sempre stata nella tradizione della sinistra italiana, ma una volta si esprimeva in forme più sincere e meno goffe.
Come ha potuto questa involuzione culturale e politica insediarsi così radicalmente nelle nostre evolute democrazie? Senza che nessuno vi si opponesse seriamente? Per una tautologica ragione: qualsiasi obiezione all’antielitismo suona elitista, e quindi viene rifiutata e offesa dai suoi stessi destinatari.
Vediamo quindi di capire l’elitismo. L’elitismo (elitismo, elitismo, elitismo) è l’idea per cui rispetto a determinate questioni, ruoli, bisogni comuni, esistano delle “élites” di persone esperte, competenti, capaci, che saranno più adeguate ad affrontarli. Le cui opinioni e azioni saranno più importanti e proficue di quelle di altri. L’antielitismo non nega questo, ma ha un approccio diverso: non è la capacità di affrontare determinati problemi a suggerire la scelta di un candidato, ma la fiducia che questo candidato trasmette a chi lo sceglie grazie al suo essergli “familiare”, diciamo. Uno di noi.
I commentatori americani in questi giorni hanno fatto spesso l’esempio della scelta di un chirurgo o di un avvocato: li vorremmo seri, ricchi di titoli ed esperienza a costo di essere persone che ci mettono in soggezione, oppure simpatici conversatori, che incontriamo al supermercato o davanti a scuola ad aspettare i bambini, con curriculum meno solidi?
Il problema dell’elitismo è che se i criteri per la scelta delle élites non sono questi, ma si trasformano in traffici e favoritismi, in nepotismi, in corporativismi fossili, le cose peggiorano insopportabilmente.
Ed è dal rifiuto di questo tipo di elitismo - che tanta parte ha avuto nella storia delle democrazie occidentali e più che mai in quella italiana - che è nato per reazione l’antielitismo attuale. Per fame disperata di fiducia, dopo decenni di inganni e tradimenti. La politica italiana non vanta da tempo buoni esempi di élites capaci e illuminate, capaci di ottenere fiducia sulla base delle proprie qualità rispetto al loro ruolo. E anche per questo, oltre che per l’imbarazzo a pronunciare la parola (elitismo, elitismo, elitismo), che non è finora esistita da noi quasi nessuna reazione elitista. Per demagogia, per paura dell’accusa di elitismo. Le élites italiane non hanno prime pietre da scagliare. E quindi si nascondono, o finiscono per seguire demagogicamente la corrente elitista. E le nostre società si trasformano da democrazie in demagogie.
Fino a che la democrazia era giovane e incompiuta, se ne mediavano le richieste più retrograde con saggi interventi correttivi. Le élites provavano a “fare cultura” in tv, in politica si aveva il fegato di fare scelte illuminate e impopolari, e si pensava fosse una “missione” quella del giornalismo, eccetera. Poi la democrazia e la sua forma mercato hanno prevalso (in altri paesi, i limiti sono stati scritti più solidamente che da noi, e resistono meglio, ma a fatica): e ora si offre quello di cui c’è domanda prevalente, per farsi eleggere, per fare share, per vendere giornali.
O anche semplicemente per farsi adulare e apprezzare, bassa demagogia, trionfo delle vanità immediate. Nessuno vuole essere ricordato più. Ammirato subito. Ecco cosa è cambiato, in Italia. Era una democrazia, è diventata rapidamente una demagogia. Di conseguenza, i leader politici eletti non sono più persone "migliori di noi" (e votate per questo), ma uguali a noi (facendosene un vanto), e anche peggiori di noi (per il nostro compiacimento). E se un tempo desiderare il male altrui era sanzionato da un sistema di valori trasmesso dalla cultura nazionale, oggi alcuni dei pensatori e leader di riferimento persino li promuovono, l’egoismo e il desiderio del male altrui.
La mediocrità. Questo abbiamo ottenuto in cambio, scegliendo persone “come noi”: il nostro peggio.




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5 ottobre 2008

Lotta all'omofobia: partire dalle scuole

Pubblico questa mia intervista a Repubblica di Torino di oggi sulla mozione presentata da SD al Comune di Torino.




Benedino: "Buona idea Il fenomeno è in crescita"

L´esponente Arcigay: Torino è un modello per le altre città 
In molti istituti si fanno interventi mirati per docenti e studenti Però è utile aumentare le iniziative

SARA STRIPPOLI
Andrea Benedino, lei è consigliere nazionale di Arcigay ed ex-portavoce nazionale dei gay del Pd. Oltre a ciò fa parte della segreteria regionale del Pd. Cosa ne pensa della proposta di Sinistra democratica?
«Il giudizio non può che essere positivo, anche se penso che non mi sembra una grande novità. Il Comune di Torino è stato apripista dai tempi in cui, nella giunta Castellani, Eleonora Artesio era assessore alla pari opportunità. Nelle scuole esiste un servizio contro le discriminazioni e con "Torino Pride" l´iniziativa è stata estesa ad altre amministrazioni sul nostro territorio. Si fanno attività nelle scuole con interventi mirati sia nei confronti degli insegnanti sia nei confronti degli studenti. Dal punto di vista della collaborazione sui temi della lotta all´omofobia Torino è un modello invidiato da altre città». 
Sta dicendo che quello che si fa è sufficiente?
«Le iniziative non sono mai sufficienti, il fenomeno della discriminazione è in crescita. All´interno delle attività contro il bullismo la lotta contro le discriminazione sessuali gioca un ruolo importante. Ben venga dunque un potenziamento». 
Si parla di incremento. Una percezione o avete dati aggiornati? 
«Non è solo una percezione, sono in aumento le denunce. Ed è un dato che deve essere considerato in chiave positiva perché con un aumento della visibilità cresce anche la volontà di non nascondere i conflitti e i casi di discriminazioni. Nei prossimi giorni, dal 13 al 19 ottobre, ci sarà a Torino un meeting organizzato dalla rete di Arcigay giovani. Arriveranno giovani da tutto il mondo, saranno affrontati questi temi e si metteranno a confronto le iniziative che si fanno sul territorio piemontese». 
Ci sono ricadute positive sugli interventi che si fanno a scuola? 
«La ricaduta c´è, ma certo la risposta non è ancora adeguata. Ricordo la difficoltà che ha avuto Arcigay anni fa quando il servizio è stato attivato. Alcuni presidi chiedevano la presenza di un sacerdote e di uno psicologo. Sembra incredibile ma quando si parla di discriminazione la par condicio sembra una condizione essenziale».




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4 ottobre 2008

Sarah Palin al Saturday Night Live

Guardatevi questa fantastica imitazione della mitica "Sarahcuda-Vispa Teresa Palin" realizzata dall'attrice comica americana Tina Fey per il Saturday Night Live. Si tratta della famosa intervista a Katie Couric, anchorwoman della Cbs, in cui la Palin ha dato ottima prova di sè.






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2 ottobre 2008

Da quale spelonca della psiche..



L´ Amaca

di Michele Serra

A parte divorzio, aborto, coppie di fatto, testamento biologico, che almeno sono grandi questioni etiche e sociali, possibile che anche un piccolo finanziamento regionale per un campo naturista possa "turbare le coscienze dei cattolici"? A quanto pare sì: una proposta di legge della Regione Piemonte per incentivare il turismo naturista (fiorente, ad esempio, in Grecia e Croazia, e noto per il rispetto rigoroso dell´ambiente e la civiltà dei suoi praticanti) naviga in cattive acque perché considerata "non prioritaria" dalla componente cattolica del Pd, che governa la regione. 
Ora, a parte che "non prioritario", escluse la nascita e la morte, è un po´ tutto quanto accade sotto il cielo, che disturbo potrà mai dare, la nudità liberamente scelta e praticata in appositi e riservati luoghi da adulti paganti? E soprattutto: anche ammesso che questa pratica disturbi qualche moralista, da quale spelonca della psiche può sortire l´istinto di ostacolarla o combatterla in qualsivoglia maniera, visto che riguarda altri, e non costringe alcuno? La domanda è banale ma è sempre la stessa, ed è cruciale: poiché nessuno obbliga un eventuale "cattolico" timorato della nudità a praticarla, perché mai costui si sente istintivamente portato a impedire ad altri di cavarsi i vestiti?




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Nome
Andrea Benedino

Età
33

Attività
ex assessore sistemi educativi Ivrea, ex portavoce nazionale GAYLEFT, ex componente Commissione per il Manifesto dei Valori del PD, per ora ancora componente segreteria regionale PD Piemonte (finchè non mi cacciano)

Film preferito
"I segreti di Brokeback Mountain"

Libro preferito
"Le ore" di Michael Cunningham

Saggio preferito
"L'ascesa della nuova classe creativa" di Richard Florida

Cantantesse preferite
Tracy Chapman, Tori Amos, Edie Brickell, Fiorella Mannoia

Leaders politici preferiti
Josè Luis Rodriguez Zapatero, Sègoléne Royal, Michelle Bachelet

Serials tv preferiti
Dr House, Alias, Beautiful, Sex and the city, Will & Grace, 24, Lost, Brothers and Sisters, Desperate Housewives, Heroes, Ally Mc Beal, Boston Legal

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"La fisica dei supereroi" di James Kakalios

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