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Amo in te l'impossibile, ma non la disperazione (Nazim Hikmet)


Diario


29 agosto 2008

Dalla parte giusta della storia




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27 agosto 2008

Grande Hillary..saresti stata la mejo..




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24 agosto 2008

La medaglia più bella: Matthew Mitcham




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23 agosto 2008

Restituiamo dignità a Domenico Riso

Questa lettera, sottoscritta anche da me, è stata pubblicata oggi nella pagina dei commenti dell'Unità e in prima su Liberazione. E' stata anche commentata (ma senza l'onore della pubblicazione) in prima pagina da Repubblica da un tremendo e vergognoso editoriale di Francesco Merlo, che dimostra come l'arretratezza del nostro paese sul fronte della laicità derivi anche ed in modo non secondario dall'arretratezza dei sedicenti laici italiani.

Restituiamo dignità a Domenico Riso

Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell´accaduto, l´adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto.

Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.

La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? E´ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall´ipocrisia, dall´omissione, dal perbenismo? E´ dovere per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.

Un tempo, evidentemente non ancora troppo lontano, quando ci si riferiva all´omosessualità si parlava "dell´amore che non osa dire il suo nome" e oggi? Siamo ancora lì? Quando la vita delle persone omosessuali non sarà più cancellata o trattata sui mass media solo nei casi di cronaca nera o nei pezzi di colore?

Vogliamo salutare a nostro modo Domenico, cui ci sentiamo legate e legati da un sentimento di fraternità e di sorellanza: la sua pur breve vita è la testimonianza di una ferrea volontà di non
rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c´è ottusamente negata. Per lui e per tante e tanti, figlie e figli, amici ed amiche, continueremo a lavorare affinché anche nel vuoto della scomparsa, non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale.

Andrea Benedino (Gay Pd), Paola Concia (Deputata Pd), Rita De Santis
(Presidente Agedo), Riccardo Gottardi (Segretario Arcigay), Cristina
Gramolini (Segretaria Arcilesbica), Franco Grillini (Presidente
Gaynet), Giuseppina La Delfa (Presidente Famiglie Arcobaleno),
Aurelio Mancuso (Presidente Arcigay), Paolo Patané (Arcigay Sicilia),
Francesca Polo (Presidente Arcilesbica), Sergio Rovasio (Presidente
Certi Diritti Radicali), Agata Ruscica (Arcigay Sicilia).




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22 agosto 2008

Il Corriere è il meno ipocrita

Vi segnalo questo pezzo del Corriere della Sera, forse il meno ipocrita uscito oggi sui giornali (Repubblica continua a definirli "migliori amici"..) a proposito della tragedia che ha colpito lo steward italiano Domenico Riso e la sua famiglia. 

Domenico Riso stava andando in vacanza. Lavorava all'Air France, viveva a Parigi

Morto steward italiano con il
compagno e il figlio di tre anni

L'ultima telefonata al padre: vado via per un po'. Ma la famiglia non sapeva dove. Il giallo dell'identificazione

DAL NOSTRO INVIATO
MADRID - Domenico aveva osato sognare una vita accanto al suo amico più amato, Pierrick. Diceva che «solo chi sa sognare può volare» e chi l'ha conosciuto giura che quelle parole non avevano niente a che fare con la sua professione di steward. Anni e anni passati in volo, prima per l'Alitalia, poi per l'Air France. Domenico Riso, cresciuto sotto il sole e davanti al mare della Sicilia, prendeva più aerei che autostrade, vedeva più nuvole che palazzi. È l'unico italiano morto fra le lamiere e le fiamme dell'Md-82, sulla pista di Barajas. Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent'anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » conferma il cugino dello steward, suo omonimo. Pierrick Charilas ed Ethan erano accanto a lui sul volo della catastrofe. Sono morti seduti l'uno vicino all'altro perché martedì pomeriggio Domenico era fra i passeggeri: non era salito su quell'aereo per servizio. Stavolta si partiva per le vacanze, tutti e tre assieme, come al solito, per qualche giorno di riposo sulle spiagge delle Canarie. Domenico aveva ottenuto dalla Spanair una tariffa agevolata, quella riservata ai bambini. Per questo accanto al suo nome, nella lista dei passeggeri, c'era scritto «niño», bambino, e per questo è stato difficile identificarlo. Nessuno fino a ieri mattina aveva chiesto informazioni su quel passeggero dal nome italiano. Non una chiamata di un parente o di un amico allarmato. Sembrava un giallo. All'ambasciata e alla Spanair hanno capito dopo il perché. Domenico era sempre in volo e spesso non chiamava nemmeno casa per dire dove stesse andando. Un volo per lui era come spostarsi in macchina di pochi chilometri. Aveva telefonato al padre Pietro poche ore prima di partire, martedì. Ma erano state soltanto due parole: «Vado in vacanza per un po'», nessun dettaglio sulla destinazione. Così né il vecchio marinaio Pietro né le sorelle di Domenico (Concetta e Marianna) potevano immaginarlo sull'aereo della morte (la madre è scomparsa qualche anno fa). Lo hanno saputo ieri mattina, a casa Riso. E hanno saputo anche di Pierrick ed Ethan, nomi tante volte sentiti dalla voce di lui. Pierrick una volta era campione di aerobica, ha avuto una storia d'amore poco fortunata con la madre di Ethan e poi ha deciso di vivere con il bambino e Domenico nell'appartamento parigino, come fossero una famiglia fra tante, con il bambino da tirare su assieme. Non che la cosa sia sfuggita alle malelingue di Isola delle Femmine, borgo marinaro alle porte di Palermo che «l'uomo dei cieli» (come lo chiamavano gli amici) aveva lasciato nel 1997 per la capitale francese. Due uomini che vivono assieme, si sa, sono fonte di chiacchiere e in paese non sono certo le chiacchiere che mancano. Se poi c'è di mezzo un bambino piccolo, amatissimo da tutti e due e che per Domenico era come un figlio, si può arrivare fino ai pettegolezzi più velenosi. Ma lui, Domenico, ha sempre tirato dritto per la sua strada. Come fece quella volta che decise di mettersi l'orecchino. Pazienza se qualcuno non gradiva. Se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni. Non era tipo che non osasse, Domenico. Lui volava. E «solo chi sa sognare può volare». La vittima italiana Domenico Riso, 41enne siciliano, steward dell'Air France morto nell'incidente aereo. Riso si trovava con il compagno e il figlio di lui

Giusi Fasano
(ha collaborato Enzo Mignosi)




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21 agosto 2008

Quanta ipocrisia

Quanta ipocrisia attorno a certe notizie che stanno uscendo in queste ore sul caso del ragazzo italiano morto nell'incidente aereo spagnolo. Vi segnalo alcuni articoli da Repubblica.it e dal Corriere.it che sono esempi lampanti di arrampicature sugli specchi. Un amico caro mi ha tolto le parole di bocca e ha condensato in questa riflessione i pensieri che stanno attraversando in queste ore le menti di molti di noi.




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21 agosto 2008

Oggi la penso così

Oggi la penso così come scrive il Riformista in un articolo non firmato a pagina 2.




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19 agosto 2008

Waiting for running mate

WHY NOT   ?
 

Sono in attesa nelle prossime ore di una mail di Barack Obama che mi dovrebbe comunicare in anteprima ("Be the first to know" si diceva sul suo sito) il nome del candidato vice-presidente (running mate) che correrà con lui alle presidenziali di novembre. Si fanno in queste ore le ipotesi più disparate, da Joe Biden, presidente della commissione esteri del senato, a Bill Richardson, governatore del New Mexico, fino addirittura all'ipotesi di un ritorno di Al Gore.
Io mi permetto, se siamo ancora in tempo, e se Barack avrà voglia di leggere sul web questo mio suggerimento, di indicargli quella che a me pare tuttora essere l'ipotesi più forte, e cioè quella che consentirebbe di schierare il dream ticket: Hillary Clinton.




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18 agosto 2008

Cattolici e alleanze spregiudicate

Io la penso come questo bell'editoriale di Chiara Saraceno sulla Stampa di oggi. Soprattutto condivido la conclusione.



Cattolici e alleanze spregiudicate 

CHIARA SARACENO
 
Non ci si dovrebbe sorprendere che Famiglia Cristiana critichi il governo per la mancanza di una politica di contrasto alla povertà e più in generale per una diffusa indifferenza, quando non criminalizzazione dei poveri. O che denunci una diffusa indifferenza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con redditi modesti. Queste alla ripresa autunnale si troveranno alle prese non solo con gli aumenti degli alimentari di base, delle tariffe della luce e del gas, ma anche delle rette nei nidi e nelle scuole materne e magari di qualche taglio alla già scarsa assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Le ristrettezze di bilanci locali falcidiati, tra l’altro, dall’eliminazione dell’Ici possono infatti essere compensate solo fino a un certo punto dall’eliminazione di sprechi e inefficienze. La difesa dei più poveri e dei più fragili dovrebbe essere la prassi normale di una rivista d’ispirazione cattolica. Ciò che sorprende è che lo faccia solo ora. Dopo mesi e mesi in cui il tema più caldo su cui l’autorevole rivista ha battuto con una sistematicità e un vigore (spesso anche livore) degni di miglior causa è stato la difesa della «famiglia tradizionale», tout court definita come naturale. E la denuncia della pericolosità dei pochi difensori di una cultura laica che ancora osano parlare nel nostro Paese. Chi oggi si stupisce e si offende per la violenza delle accuse era ben contento quando dagli stessi pulpiti, e talvolta dalle stesse persone, chiunque avesse una visione meno univoca della famiglia e dei rapporti tra le persone, meno apodittica sulle questioni che riguardano la vita e la morte, veniva e viene tacciato d’immoralità e malafede. Quando non veniva identificato come pericoloso per gli stessi fondamenti del vivere sociale.

Sul ruolo di defensor fidei e defensor ecclesiae della destra si è giocata, da ambo le parti, una partita non limpida in cui ciascuno ha pensato di usare l’altro. Subito dopo la formazione del governo, c’è stata la delusione per la mancanza di «ministri riconoscibilmente cattolici», espressa anche da Famiglia Cristiana. Le corrisponde specularmente oggi la delusione dei politici al governo per le critiche della rivista. Essi si vedono sfuggire una legittimazione che avevano creduto di aver conquistato durevolmente con la promessa (esplicitata formalmente anche da Berlusconi all’atto della sua prima visita in Vaticano) di non toccare il diritto di famiglia e di «compiacere la Chiesa» in tutte le norme che riguardano i temi di bioetica.

In realtà, ciò che i politici italiani di destra, sinistra e centro non sembrano capire è che le istituzioni cattoliche in Italia, con tutte le loro anche importanti differenze, condividono la pretesa del monopolio di definizione dei valori e delle norme appunto sulle questioni che riguardano la famiglia, la sessualità, l’origine e la fine della vita. Su questo sono disposti anche alle alleanze più spregiudicate e a giustificare ogni forma di doppia morale, oltre che a far cadere governi. Sul resto, si tengono le mani libere e possono far valere le proprie differenze.

Proprio perché la Chiesa cattolica ha vinto nella partita più importante, quella della famiglia e dei temi bio-etici, per altro anche con la connivenza di un centro-sinistra impaurito e afono, Famiglia Cristiana può oggi dare voce alla sua anima più sociale. Meglio questo che nulla. Ma non facciamone una sorta di paladino della libertà e della democrazia, neppure quando usa parole forti e forse fuori luogo, come l’accusa di fascismo. Soprattutto spero che l’opposizione non la usi per cercare di (ri-)legittimarsi. Sarebbe ben triste e rischioso per la nostra democrazia che, dopo aver di fatto delegato alla Chiesa e ai cattolici (in primis a quelli del Pd) la definizione dei limiti della laicità, ora l’opposizione delegasse a Famiglia Cristiana la critica all’azione del governo.




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17 agosto 2008

Sante parole!! Finalmente!!

PD:VELTRONI, DA CHIAMPARINO E BRESSO IDEA MODERNA RIFORMISMO

(ANSA) - ROMA, 17 AGO - 'Io considero lui e il suo lavoro (che raccoglie quello svolto da Valentino Castellani) parte costitutiva di una moderna idea dell'azione riformista'. Lo scrive il segretario del Pd Walter Veltroni in una lettera che apparira' domani sul quotidiano 'La Stampa', in difesa del sindaco di Torino Sergio Chiamparino e del presidente della Regione Mercedes Bresso.
'L'ispirazione di Chiamparino - prosegue - e' la stessa che muove il lavoro e l'esperienza di una donna forte e determinata come Mercedes Bresso'. (ANSA).




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17 agosto 2008

Ellen Degeneres e Portia De Rossi spose: congratulazioni!!

Questo video è un omaggio a Ellen Degeneres (la ricordate in "Ellen"?) e a Portia De Rossi (la ricordate in "Ally Mc Beal"?) che ieri si sono sposate nella loro villa di Beverly Hills.




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16 agosto 2008

Alexia Galaxia (regalo di Ferragosto)

Non so perchè, ma stamattina mi è tornato in mente un personaggio di Paola Cortellesi di qualche anno fa. Per chi vuole ricordare e ridere un po' in questi giorni di relax ferragostano..In quest'avventura Alexia Galaxia ci mostra la verità sulla morte di Giulio Cesare..




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14 agosto 2008

FRANCIA:MATRIMONI-PACS,SEMPRE MENO DISTANTI PER DIRITTI



FRANCIA:MATRIMONI-PACS,SEMPRE MENO DISTANTI PER DIRITTI

AUTHORITY CHIEDE PARITA' SU CONGEDI E REVERSIBILITA' PENSIONI (ANSA) - PARIGI, 14 AGO - In Francia si assottiglia sempre piu' la distanza tra matrimoni e Pacs (Patti civili di solidarieta') dopo una serie di pronunce dell'Alta autorita' di lotta contro le discriminazioni (Halde) che chiedono parita' di diritti in materia di congedi familiari e reversibilita' delle pensioni per le due diverse forme di unione.
L'Halde non ha poteri legislativi diretti, ma tramite pareri e raccomandazioni puo' fornire al governo linee guida in determinati ambiti. Per quanto riguarda i diritti delle coppie legate da Pacs, nel solo 2008 si e' gia' fatta sentire tre volte.
Un primo parere, a febbraio, ha ritenuto 'discriminatoria' la mancata concessione di congedi per eventi familiari ai dipendenti uniti da un Pacs, dando al ministero del Lavoro sei mesi di tempo per fare le modifiche necessarie. Il consiglio, pero', non pare essere stato accolto, dato che dal ministero hanno fatto sapere di non ritenere il 'dispositivo normativo esistente' bisognoso di 'alcuna modifica', in quanto 'i pacs non hanno ne' come oggetto ne' come effetto la creazione di qualcosa di equivalente al matrimonio'.
Le altre due pronunce, datate maggio 2008, riguardano invece i diritti di un componente della coppia unita da Pacs in caso di decesso dell'altro: la prima chiede di estendere anche alle unioni civili il diritto alla reversibilita' della pensione (versamento al vedovo di parte della pensione del coniuge morto), mentre la seconda ritiene discriminatoria la scelta di negare al membro superstite di una coppia legata da Pacs la concessione di un 'capitale di decesso' (aiuto finanziario per le spese del funerale).
L'intensificarsi delle richieste di diritti per chi sottoscrive un pacs procede di pari passo all'aumento delle coppie che scelgono questa forma di unione, creata in Francia nel 1999: nel 2007 hanno ormai superato quota 100.000, con un aumento del 32% rispetto all'anno precedente, e solo nel 7% dei casi si trattava di coppie omosessuali. Una scelta favorita anche dalle attuali politiche fiscali del governo francese, che garantiscono a chi opta per i Pacs un regime di tassazione pressoche' analogo a quello delle coppie sposate. Continua invece, lenta ma inesorabile, la diminuzione dei matrimoni, che l'anno scorso, secondo i dati della cancelleria dello Stato, sono calati del 3%.
Le associazioni omosessuali si dicono disposte a lavorare con il governo per un miglioramento dei Pacs e giudicano ormai 'praticamente completato' l' allineamento dei diritti degli sposati e di quelli uniti con i Pacs.




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6 agosto 2008

Paris Hilton for president!!




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2 agosto 2008

Segnalazioni

Vi segnalo alcuni articoli:

- commento di Paolo Natale (IPSOS) su Europa sui flussi elettorale dell'ex sinistra arcobaleno
- la Posta di Zoro (alias Diego Bianchi) sul Riformista
- commento di Piero Sansonetti su Liberazione su Eluana Englaro
- meraviglioso articolo di Fabio Fazio in prima sulla Stampa sempre sul PD a partire dal voto alla camera su Eluana Englaro




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1 agosto 2008

L'intervento di Ignazio Marino su Eluana Englaro oggi al Senato

Dopo l'articolo della Mafai, vi segnalo anche (per chi voglia recuperare un po' di residua speranza in questo PD) l'intervento del senatore Ignazio Marino oggi in aula al Senato.



Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, mentre siamo qui riuniti per parlare dell'ipotesi di sollevare presso la Corte costituzionale un conflitto di attribuzione con la Corte di cassazione, ciò che accade fuori da quest'Aula rende di fatto già superato questo dibattito. Per questo, non vorrei dilungarmi sulla questione ben illustrata dal senatore Ceccanti il 30 luglio, ma vi chiedo di compiere un altro ragionamento.

Nel nostro ruolo di legislatori, non possiamo limitarci ad affrontare le questioni solo in base al diritto; in queste Aule, siamo chiamati ad occuparci dei problemi reali delle persone e quello sollevato oggi è la diretta conseguenza di una carenza del legislatore rispetto ai problemi reali dei cittadini.

La legge che manca è quella sul testamento biologico; una legge grazie alla quale ogni persona possa indicare, se lo vuole, solo se lo vuole, quali terapie intende accettare e quali rifiutare, nel caso in cui un giorno dovesse trovarsi nelle condizioni di non poter più esprimere direttamente le proprie volontà e in assenza di una ragionevole speranza di recupero della propria integrità intellettiva.

Al Senato se ne discute da almeno tre legislature: il tema, dunque, non è una novità legata a Eluana Englaro. Sono stati presentati molti disegni di legge e sono state svolte diverse audizioni, nonché dibattiti e convegni, ma non siamo ancora riusciti ad arrivare ad una legge. Alla fine, è sempre prevalso un atteggiamento lontano dalla sofferenza delle persone, dai cittadini che ci hanno eletto, dai nostri pensieri e dalle nostre stesse convinzioni. Voglio ricordare anche che il senatore Antonio Tomassini, presidente della Commissione igiene e sanità, il 13 luglio 2005 era riuscito ad ottenere l'unanimità su un testo di legge che però non è arrivato all'esame dell'Aula. Ma allora, se siamo tutti d'accordo che una legge serve e se abbiamo già ricevuto l'approvazione di tutte le forze politiche, perché non legiferiamo? Perché ci arrovelliamo sulle mozioni?

Ancora una volta, ci limitiamo a parlare di noi, mentre dovremmo parlare di Eluana e delle migliaia di persone che vivono in situazioni simili. Eluana non è un caso o una vicenda: a volte ho la sensazione che ci dimentichiamo che è una persona e che come tale ha una dignità che va rispettata. La sua vita è degna come tutte le altre, anzi, forse lo è di più, perché è più debole e non può più affermare il suo pensiero.

Ma il punto in questione sono proprio i diritti individuali, che come tali dovrebbero essere garantiti a tutti e in ogni circostanza. Chi di voi è andato a trovare Eluana o un'altra persona in stato vegetativo permanente? Se qualcuno l'ha fatto, avrà visto che le cure non si limitano a fornire l'acqua e il pane, com'è stato detto: la nutrizione e l'idratazione artificiale avvengono attraverso un sondino introdotto nello stomaco, che immette elettroliti, microelementi, proteine e farmaci. Inoltre, un corpo in quelle condizioni deve essere mantenuto libero da infezioni, dal rischio di embolie polmonari, da decubiti e alterazioni metaboliche, che possono causarne la morte. Per non parlare della manipolazione da parte di mani estranee, che devono lavare, massaggiare, spostare e anche svuotare l'intestino una o due volte la settimana.

Chi di noi vorrebbe essere sottoposto a tutto questo per anni, senza avere alcuna percezione del mondo né una ragionevole speranza di recuperare l'integrità intellettiva? Io non lo vorrei, lo confesso. E se mi capitasse, vi prego di tener conto delle parole che pronuncio oggi in quest'Aula. Ma se qualcuno invece lo volesse, può essere sicuro che la sua volontà sia rispettata? La risposta è no: ogni giorno, infatti, nei reparti di rianimazione si pone il dilemma se interrompere o meno alcune delle terapie, che grazie ai progressi della medicina permettono di mantenere in vita un essere umano altrimenti destinato ad una fine naturale. E chi prende la decisione se interrompere o meno le terapie? Decide il medico di guardia che non conosce l'intimità del paziente, non sa nulla della sua vita privata, conosce le sue condizioni cliniche e decide esclusivamente in base a queste.

Sono gli stessi rianimatori che affermano, anche in un'audizione ufficiale al Senato, che nel 62 per cento dei casi applicano la cosiddetta desistenza terapeutica, ovvero sospendono progressivamente tutte le terapie e avviano così il paziente verso la fine naturale della sua esistenza. La scelta che fanno è quella giusta, lo sappiamo. Eppure non possono documentarla nella cartella clinica e, soprattutto, non prendono questa decisione tenendo conto del punto di vista del paziente, dato che non si possono lasciare delle indicazioni scritte attraverso il testamento biologico.

La dignità della vita dal suo inizio alla sua fine naturale non si difende prolungando artificialmente un'agonia. Tale prolungamento come estensione assoluta del principio di Ippocrate potrebbe sfociare nell'idolatria della scienza, nella rinuncia all'umanesimo e persino nella rinuncia alla carità cristiana. Ed ecco perché i cittadini, oltre al Presidente della Repubblica e alla magistratura, chiedono che il Parlamento legiferi sulla materia. Ciò che ci viene chiesto di fare non è una legge per obbligare alla sospensione delle cure o una legge per obbligare a prolungare le terapie a oltranza, ma serve una legge che permetta di non demandare decisioni tanto definitive e personali al giudizio altrui.

Io sono fiducioso e mi auguro che finalmente riusciremo a fare una legge. Ci sono riusciti gli Stati Uniti nel 1976, un terzo di secolo fa; anche lì dopo una sentenza della magistratura e una decisione della Corte federale. Ci sono riusciti in Francia, in Danimarca, in Germania, in Belgio, in Svezia, in Australia, anche in Spagna dove è stata approvata recentemente una legge.

Nel chiudere mi permetto di leggervi una lettera che ho ricevuto alcuni giorni fa: «Sono il papà di Sara, una ragazza ragusana di 25 anni in stato vegetativo permanente. Per più di due anni io e mia moglie l'abbiamo assistita 24 ore su 24 e facciamo il lavoro di sei infermieri. Voglio manifestare la mia amarezza per le carenze delle strutture nella mia Regione, la Sicilia. Per questo ho dovuto ricoverare mia figlia in un centro di Ferrara senza peraltro poter usufruire, per il trasferimento con l'aereo opportunamente attrezzato, del sostegno economico del Servizio sanitario nazionale (ad altri elargito per ricoveri all'estero, vedi Bernardo Provenzano). Voglio esprimere la mia solidarietà a Beppino Englaro che, come me, vive una realtà parallela, incredibilmente dolorosa per avere una figlia in stato vegetativo permanente. Egli sta dimostrando forza e grande dignità in mezzo a tanto rumore e a tanto starnazzare.

F.toLuciano Di Natale. Ragusa».

Noi abbiamo già diversi disegni di legge su cui lavorare; uno di questi è stato sottoscritto da 100 senatori del Partito Democratico, dell'Italia dei Valori e del Popolo della Libertà. È un disegno di legge che affronta i problemi della fine della vita nel loro complesso e, infatti, si occupa non solo di testamento biologico, ma anche di cure palliative e delle terapie per il dolore. L'obiettivo è di offrire ai malati inguaribili e alle loro famiglie sollievo e sostegno durante le fasi che accompagnano i momenti terminali della vita. Per questo è necessario realizzare un programma assistenziale di cure palliative, rafforzare la rete degli hospice e semplificare la prescrizione dei farmaci per il dolore.

Sono certo che tutto il Parlamento è d'accordo su questi temi e mi aspetto che la discussione sia avviata al più presto a palazzo Madama. Sono argomenti che definiscono il grado di civiltà di un Paese, il rispetto dei diritti e, dal momento che riguardano tutti, nessuno escluso, il Paese si aspetta che siano trattati con celerità.




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1 agosto 2008

Ma come fanno a dormire?

Poco fa ho visto sul blog di un mio amico (Stefano Bucaioni) un bel filmato di Lella Costa sulle mine antiuomo. Lo propongo anche a voi, dura poco più di tre minuti, ma è molto bello.




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1 agosto 2008

La fuga del PD

Vi segnalo questo articolo di Miriam Mafai su Repubblica di oggi sul caso di Eluana Englaro. La posizione di Miriam è anche la mia posizione su questa vicenda.



LA FUGA DEL PD 

MIRIAM MAFAI

Dunque la Camera ha votato. E ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la decisione della Corte di Cassazione che aveva finalmente consentito alla richiesta del padre di Eluana Englaro di sospendere l´alimentazione e l´idratazione forzata della figlia in stato vegetativo permanente da ormai sedici anni.
La Camera ha votato e il pg di Milano ha fatto ricorso contro la sentenza, dunque la povera Eluana dovrà ancora restare attaccata a quel sondino, invecchiare così nel buio profondo di una morte non ancora ufficialmente certificata.
Da più di dieci anni giacciono di fronte alla nostre assemblee elettive proposte di legge intitolate dal cosiddetto "testamento biologico" grazie al quale ognuno di noi avrebbe il diritto di decidere della fine della sua vita, quando e come e perché staccare quel sondino e quelle macchine che possono tenerti immobilizzato, per anni, in quello spazio di morte che non è più la morte naturale di una volta, ma l´orrore di una zona intermedia in cui è una macchina che pompa il sangue, ti alimenta artificialmente per un tempo che può durare per anni. Per Eluana sono passati già sedici anni.
L´orrore di questa condizione inumana non conta nulla di fronte al voto dei nostri parlamentari. Non conta nulla nemmeno la sentenza della Cassazione che finalmente aveva acceduto alla richiesta del padre di Eluana.
Non conta nulla nemmeno il fatto che le nostre assemblee elettive, non siano riuscite nel corso degli anni passati a esaminare ed approvare una delle molte proposte di legge sul "testamento biologico" che metterebbero ognuno di noi al riparo da questa violenza esercitata sui nostri corpi alla fine delle nostra vita.
Ma quello che più mi ha colpito nella seduta di ieri della Camera dei deputati, di fronte a quel voto, è stata il silenzio dei parlamentari del Partito Democratico.
Il loro rifiuto di assumere una posizione e di esprimersi con un sì o con un no. Il loro ripiegare su un´astensione che appare una fuga dalle responsabilità.
Il caso Englaro è di fronte alla pubblica opinione e alle assemblee legislative da quasi dieci anni. Non è certamente colpa del Partito Democratico se una legge equilibrata sul testamento biologico non è stata ancora discussa e approvata. Basterebbe ricordare a questo proposito l´instancabile azione svolta da uno scienziato come Ignazio Marino, eletto senatore nelle file del Pd.
Questa battaglia continuerà, penso, al Senato, dove è stata recentemente presentata una proposta di legge sottoscritta da cento senatori del Pd, dell´Italia dei Valori e del Pdl.
Ma ieri, alla Camera, il Partito Democratico ha preferito non prendere parte alla votazione. Non mi convince la spiegazione che ne è stata fornita in aula. Sappiamo tutti che convivono nel Pd sentimenti e parlamentari laici e cattolici. Sappiamo tutti che una mediazione tra queste diverse culture richiede attenzione, intelligenza e prudenza. Ma ci sono casi e momenti in cui la prudenza rischia di apparire indifferenza o pavidità.
Attorno al caso di Eluana Englaro, alla sua tragedia e a quella del padre, attorno a un caso drammatico che investe la coscienza di tutti noi, era lecito attendersi una posizione limpida ed equilibrata dei deputati del Partito Democratico. Non c´è stata. È una brutta giornata, questa, per chi crede nel Partito Democratico e nella laicità del nostro Stato.




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Nome
Andrea Benedino

Età
33

Attività
ex assessore sistemi educativi Ivrea, ex portavoce nazionale GAYLEFT, ex componente Commissione per il Manifesto dei Valori del PD, per ora ancora componente segreteria regionale PD Piemonte (finchè non mi cacciano)

Film preferito
"I segreti di Brokeback Mountain"

Libro preferito
"Le ore" di Michael Cunningham

Saggio preferito
"L'ascesa della nuova classe creativa" di Richard Florida

Cantantesse preferite
Tracy Chapman, Tori Amos, Edie Brickell, Fiorella Mannoia

Leaders politici preferiti
Josè Luis Rodriguez Zapatero, Sègoléne Royal, Michelle Bachelet

Serials tv preferiti
Dr House, Alias, Beautiful, Sex and the city, Will & Grace, 24, Lost, Brothers and Sisters, Desperate Housewives, Heroes, Ally Mc Beal, Boston Legal

Sto leggendo
"Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale" di Vittorio Lingiardi
"La fisica dei supereroi" di James Kakalios

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